Vita

Tanto dolore per nulla.

THOMAS MIDGLEY

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Ci sono uomini, nella storia di questa specie, che il nostro Mondo avrebbe fatto volentieri a meno. Casi in cui ci sarebbe da invocare “l’aborto divino”.
Uno di questi è il Signor Thomas Midgley (Beaver Falls, 18 maggio 1889 – Wortington 2 novembre 1944).
Midgley, nato da una famiglia della borghesia colta, si laureò in Ingegneria Meccanica, e se avesse effettivamente fatto il suo lavoro, il mondo sarebbe rimasto (almeno per un po’!) un luogo più sicuro, invece si appassionò alle applicazioni industriali della chimica.
Nel 1921, mentre lavorava per la General Motors Research Corporation di Dayton, studiò le proprietà di un composto chiamato piombo tetraetile scoprendo che questo aveva proprietà antidetonanti nel cobustibile e riducevano di molto il cosiddetto fenomeno del “motore che batte in testa”. A quei tempi le automobili avanzavano infatti tra scosse, vibrazioni e scoppi.
Sebbene si sapesse che era pericoloso, (sapiens…

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ILLUSIONISTI E ILLUSI


Ieri, leggendo un post di Alessandro Di Battista, mi è piaciuta l’espressione da lui usata: gli illusionisti e gli illusi. C’ho riflettuto un pò giungendo alla conclusione (personale ovviamente!) che entrambe le categorie sarebbero riconducibili ad una sola realtà: gli illusi.
Che dire dei tre milioni di “eroici” piddini che, in ordinate code, si sono recati a consegnare 12 milioni di € alla già pingue cassa del partito per votare, alla fine, il nuovo illusionista illuso Renzie? ILLUSI!
Anche chi, come me non è piddino, sperava, da Italiano, che lo spettacolo indecente migliorasse, fosse solo per rispettare le piccole promesse fatte (senza pretendere da subito i radicali cambiamenti sventolati in campagna pro-segretariale!) : è un ILLUSO!
Lo show in programma è sempre lo stesso, è cambiata una scena e si sono aggiunti dei personaggi, ma l’unica differenza è che, da commedia si è trasformata in tragedia! ILLUSI coloro che hanno creduto fosse giunto il momento di gridare: STOP THE SHOW!
ILLUSI i Forconi, ILLUSE le moltitudini di cittadini onesti di qualsiasi rango e professione riversatesi sulle strade a gridare il loro sdegno e la loro totale disaffezzione (per usare un termine soft!) alla banda di illusionisti al potere. ILLUSI i parlamentari del Movimento 5 Stelle che tentano, con tutte le forze e usando tutte le armi a loro disposizione, di far prendere coscienza a qualcuno (basterebbe uno!) tra quelli seduti su quei banchi! ILLUSI, essi non hanno coscienza propria! è inutile sperare di cambiare dall’interno! è una perdita di tempo cercare di aprire una scatola di tonno che si sa già in partenza essere vuota.
Ciò che accomuna tutti è la paura! Gli ILLUSI hanno paura di gridare troppo forte o di protestare troppo a lungo oppure di essere strumentalizzati da altre forze deviate infiltrate tra di loro. Gli ILLUSIONISTI hanno paura di tirar troppo la corda, di esagerare nei loro trucchi ad effetto e sopratutto paura di perdere la scena! E qui che si compie la trasformazione! Gli ILLUSIONISTI SONO DEGLI ILLUSI se pensano che l’equilibrio si mantenga sempre e ad ogni costo. ILLUSI se credono che il tempo non maturerà quelle coscienze o non farà gridare il Popolo più forte ovvero non smaschererà i loro sporchi trucchi licenziandoli tutti e denunciandoli per quello che sono e per quello che ci hanno fatto. Forse sono un ILLUSO se credo nell’orgoglio degli italiani.
ILLUSO che, quando la fame vera e la perdita unilaterale dei diritti acquisiti o dei minimi previsti dalla Costituzione si presenteranno inevitabili, il Popolo faccia il proprio dovere come ha già dimostrato, nella Storia d’Italia, di poterlo e saperlo fare.

Treviso. Vietato manifestare!

Penso che Manildo, sindaco PD di Treviso, abbia perso una buona occasione per dimostrarsi effettivamente Democratico. L’articolo 21 della nostra Costituzione è molto chiaro e non va a sindacare quanta parte di una città verrà messa in crisi dal legittimo diritto dei cittadini di protestare e manifestare il loro pensiero. In linea di principio le manifestazioni di piazza hanno come “SCOPO” ultimo quello di fermare la “gente” a riflettere, dare l’opportunità ai più frettolosi tra loro di chiedersi per chi e per cosa stanno sacrificando la loro libertà ipotetecando anche quella dei loro figli. Il volantinaggio vietato dal poco amato sindaco verrà ricordato come una violazione dei diritti civili…..e la RETE non dimentica caro Avvocato!

Miracolo!

Ho ascoltato pochi passi, selezionati dai Tg, del discorso di Letta-major e mi sono reso conto di quanto può, un politico, avere le faccia di “tola”.
Le bugie escono di bocca con tale naturalezza e passionata convinzione che appena prendono aria si trasformano in verità da applausi. Il politico vive in un mondo a parte, una dimensione parallela, di puro “machiavellismo applicato” dove però il “fine” gli è sconosciuto, giunge dall’alto e va persegiuto a prescindere. Riporto una definizione da Wikipedia:”Il machiavellismo è un progetto etico e politico ispirato all’idea espressa da Niccolò Machiavelli ne Il Principe, intesa come precetti dell’arte di governare, in base alla quale il governante pur di raggiungere il proprio fine si serve di ogni singolo espediente, anche il più subdolo o spietato, indipendentemente da ogni considerazione di carattere morale”.
In questo periodo ferragostano, per i più, è dedicato a ritrempare lo spirito e il corpo dai mille problemi che li assillano. Cosa c’è allora di più salutare delle buone notizie, seppur false? Si vede la luce, siamo usciti dal tunnel della crisi, i risultati si toccano con mano, lo spread ai minimi storici, la credibilità dei mercati aumenta, la nuova legge elettorale pronta e impacchettata per ottobre, Berlusconi non c’entra nulla non è un problema, le riforme costituzionali sono allo studio in commissione dove si lavora giorno e notte domeniche e ferie comprese e presto le presenteremo, la legge di stabilità sarà una passeggiata (tranquilli), IMU e aumento IVA tutto risolto entro il 31 Agosto (tra dodici giorni??), e per chi metterà i bastoni nella ruota dell’uscita della crisi guardate l’Egitto: non vorrete che ciò succeda a casa nostra! Vero?
Cavolo, ma questo Premier è un fenomeno…come hanno fatto a non nominarlo prima!? In quattro mesi ci ha portato dalle stalle alle stelle! E senza nemmeno fare leggi (solo pochi decreti!) Miracolo! Miracolo! e CL applaude convinta!
Auguri Italia!Buon rientro!

WHAT MAISIE KNEW

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QUELLO CHE MAISIE SAPEVA

E’la terza volta che l’omonimo romanzo di Henry James (1897) è riscritto e riadattato cinematograficamente a tempi via, via più moderni. Come nei precedenti del 1968 e 1976 mantiene inalterata la sua attualità. Ieri l’ho visto per la prima volta in lingua originale e mi è piaciuto.

Io non sono un critico cinematografico e non entro (non lo so fare!) nelle dinamiche psicologiche o nelle analisi introspettive dei vari personaggi, mi piace vedere da distante quello che la telecamera cattura e mi fa provare.

Finalmente ho assistito a un film senza scene d’amore, baci appassionati, erotismo o turpiloquio. Gli unici “fuck” che si sentono in sottofondo, mentre i genitori di Maisie litigano, sono totalmente estranei alle immagini.

Mesie è interpretata da una carinissima ragazzina di sei anni (l’età della protagonista del romanzo) di nome Onata Aprile. I registi McGehee e Siegel devono aver lasciato fare chiedendo alla bambina di essere più spontanea possibile, naturale. A mio modesto parere è uscita una bellissima interpretazione che induce lo spettatore alla massima attenzione per scrutare ciò che lei sta assorbendo dallo strano mondo dei grandi che la circonda anche, forse, a causa del titolo che predispone da subito a questo atteggiamento.

Mi sono piaciuti moltissimo i costumi che hanno fatto indossare a Maisie. In ogni occasione è coloratissima, incredibilmente pendant e moderna nella frenesia dell’attuale New York.

La sua andatura, la sua vocina e i suoi occhi molto espressivi vi lasceranno un bel ricordo.

Molto convincenti anche le perfomance degli altri attori del cast. Julianne Moore interpreta la madre di Maisie, Susanna, con un passato da Rock star. Anche se un po’ datata, si esibisce ancora con tournèe in camper, inseguendo il suo personale interesse alla carriera e lasciando a se stessa la figlioletta per lunghi periodi. Il padre Beale è interpretato da Steve Coogan. Beale è un mercante d’arte di successo è sempre al telefono o intento ad asfissianti discussioni con la moglie. Quando però si interfaccia con Maisie, è simpatico e affascinante.

Insomma entrambi sono incapaci, senza volerlo, di fare i genitori. Sono presi dai loro propri interessi e al momento della separazione, pensano esclusivamente a farsi dispetti e a giocare con le persone, figlia compresa, arrivando a risposarsi entrambi con il sottointeso scopo dell’affidamento. Insomma una storia di ordinario egoismo.

Qui il film prende la svolta che le sequenze precedenti suggeriscono. Nasce un sentimento tra i nuovi compagni dei genitori di Maisie. La bella ex-tata Margo (interpretata da Joanna Vanderham) sposa il padre e va a vivere con lui, mentre l’impacciato e mite barman Lincoln (interpretato da Alexander Skarsgård) diventa l’improbabile nuovo marito di Susanna. Qui mi fermo. Sembra che i diritti siano sati acquisiti da un piccolo distributore. Forse passerà al cinema o probabilmente andrà diretto all’home video. Io in ogni caso lo consiglio. Buone anche la colonna sonora e la sceneggiatura.

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SERENDIPITA’

 

Arno Penzias & Robert Wilson

Prima di parlare di questi due miei personaggi odierni è prima doveroso introdurre una spiegazione del termine “serendipità”. Nella ricerca scientifica la serendipità indica il tipico elemento della “casualità cercata” e cioè quando scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro. Portando alle estreme conseguenze il concetto di serendipità/casualità delle scoperte scientifiche, in contrapposizione al metodo dell’indagine sistematica, si può arguire che in ogni scoperta, come del resto in ogni aspetto della vita reale, deve essere insito qualche elemento di casualità: se il ricercatore sapesse già esattamente quello che sta cercando, gli basterebbe avere una conferma di una realtà che già prevede esista. In questo senso una nuova scoperta scientifica, ottenuta mediante intuizione o serendipità da un ricercatore, è cosa sostanzialmente diversa rispetto all’ottenimento di una conferma sperimentale di un evento mai prima osservato, ma previsto. Detto ciò si possono elencare decine e decine di casi di serendipità in ogni ramo della conoscenza umana a cominciare dalla scoperta dell’America di Cristoforo Colombo alla dinamite di Alfred Nobel, dal Viagra dei ricercatori della Pfizer al Velcro di Georges de Mestral, dai raggi X di Wilhelm Conrad Rontgen al World Wide Web presso il CERN di Ginevra e ancora: le patatine fritte, la penicillina, il cellophane, il Prozac, il teflon, i forni a microonde o la colla dei Post-it.

L’elenco continuerebbe, ma oggi voglio parlare della scoperta della radiazione cosmica di fondo ad opera di Penzias e Wilson. Premetto che questa scoperta, sino a oggi, è in sostanza la conferma della teoria inflazionistica dell’Universo, meglio conosciuta come la teoria del Big Bang. Cioè a dire che a qualunque scettico o detrattore di questa singolarità si può rispondere con la domanda: “E che mi dici della radiazione cosmica di fondo?” e quello se la deve incartare. Grande no?

Ho scritto “singolarità”, ma una cosa è scriverlo, un’altra spiegarlo. Qui si è al confine tra fisica e metafisica. In matematica, il termine singolarità indica in generale un punto in cui un ente matematico, per esempio una funzione o una superficie, “degenera”, cioè perde parte delle proprietà di cui gode negli altri punti generici, i quali per contrapposizione sono detti “regolari”. In un punto singolare, per esempio, una funzione o le sue derivate possono non essere definite e nell’intorno del punto stesso “tendere ad infinito”.Nella teoria della relatività generale di Albert Einstein è prevista la singolarità gravitazionale e cioè un punto dello spaziotempo in cui il campo gravitazionale ha tendenza verso un valore infinito. Inoltre, secondo alcune teorie fisiche sull’origine dell’universo, l’universo stesso potrebbe avere avuto inizio con una singolarità gravitazionale (il Big Bang) e potrebbe finire con essa (il Big Crunch). In poche parole non è descrivibile e ognuno può identificarla come vuole dal nulla assoluto al tutto assoluto oppure a Dio. Il Big Bang non è stata un’esplosione di materia che si muove verso l’esterno per riempire un universo vuoto. È invece lo spazio stesso che si espande con il tempo dappertutto e aumenta la distanza fisica tra due punti comoventi. Una bella immagine che spesso è proposta per comprendere questo concetto è quella del palloncino con tanti puntini di pennarello disegnati sulla sua superficie. Gonfiando il palloncino, la distanza fra due punti qualsiasi aumenta. Un ipotetico osservatore a due dimensioni spaziali che stia su di un punto della superficie del palloncino vedrebbe tutti gli altri punti allontanarsi da lui in tutte le direzioni. Un altro osservatore bidimensionale situato in un altro punto del palloncino giungerebbe a una conclusione analoga. Per questi esseri non esiste un osservatore privilegiato: l’espansione non ha un centro sulla superficie e il loro Universo è una superficie sferica; tale Universo è finito e illimitato, nel senso che un essere piatto può muoversi in una direzione fissa e proseguendo può tornare al punto di partenza.

Beh! Torniamo ai due giovanotti che, per dir la verità, di fisica non ne capivano nulla ma erano dei radioastronomi che a quei tempi (1965), come tanti altri ricercatori provenienti da ogni campo della scienza, lavoravano per la Bell Laboratories di Holmdel (New Jersey).

Stavano appunto armeggiando su una grande antenna per le telecomunicazioni che continuava a dar loro problemi d’interferenza disturbandone il segnale. Lavorarono per mesi e mesi provando di tutto per eliminare quel sibilo incessante e fastidioso che rendeva inutile ogni esperimento. Era un rumore continuo, arrivava da tutti i punti del cielo e impossibile da localizzare. Un vero incubo. Per un anno intero cercarono di schermare tutti i circuiti, tutto l’impianto elettrico eliminando qualsiasi probabile interferenza, isolarono ogni centimetro di cavo. Riassemblarono tutti gli strumenti e arrivarono ad arrampicarsi sulla parabolica con scope e spazzoloni per ripulirla di ciò che un giornale definì “materiale bianco dielettrico” a noi meglio conosciuta come “cacca di uccello”. Non ci fu nulla da fare l’interferenza c’era e da ogni parte.

A soli cinquanta chilometri di distanza, alla Princeton University, un’equipe scientifica guidata da Robert Dicke stava studiando un’ipotesi suggerita negli anni quaranta dall’astrofisico russo George Gamow il quale asseriva che, se si fosse scrutato abbastanza in profondità nello spazio, si sarebbe dovuta rintracciare parte della radiazione cosmica lasciata dal Big Bang .E’ incredibile ricordare che, in un articolo più recente, aveva indicato come strumento adatto a ricevere tale segnale proprio l’antenna dei Bells Laboratories, articolo che nessuno dei nostri protagonisti aveva letto. La radiazione si osserva oggi nel campo delle microonde, a una temperatura che, a causa dell’espansione dell’Universo, è scesa da circa 3000 a 2,725° K (Kelvin).
La temperatura della radiazione cosmica di fondo è estremamente uniforme in tutte le direzioni dell’Universo; ciò è in effetti una conferma che la radiazione è il residuo del Big Bang (se la radiazione fosse prodotta da una sorgente locale, non potrebbe avere tali caratteristiche). Piccole fluttuazioni di temperatura (dell’ordine di una parte su centomila, mostrate nella figura) sono state scoperte nel 1991 dal satellite COBE.

cobe

Esse sono interpretate come la traccia della successiva formazione delle galassie e sono relative a regioni dell’Universo più dense delle altre, quindi a temperatura maggiore, sede appunto della formazione delle galassie. In sostanza, queste fluttuazioni di temperatura corrispondono a piccoli grumi nell’omogeneità dell’Universo, i semi da cui nacquero le strutture più complesse che oggi osserviamo.La radiazione ha cominciato a viaggiare liberamente nell’Universo dopo circa 400.000 anni dalla “singolarità”, quando l’Universo si era sufficientemente raffreddato da permettere ai fotoni di liberarsi dall’azione della materia. Prima di tale epoca, i fotoni interagivano continuamente con le cariche elettriche che costituivano un plasma molto caldo e non potevano sfuggirne.

I nostri due eroi non sapendo nulla delle previsioni di Gamow e tantomeno delle ricerche di Dicke, nella speranza di ricevere qualche suggerimento per la soluzione del problema, Wilson e Penzias telefonarono a Princeton e riferirono la cosa a Dicke il quale riagganciando disse ai colleghi la famosa frase: “Boys, we’ve been scooped” (che in italiano suonerebbe più o meno come “Ragazzi, ci hanno rubato lo scoop!”).

Eh si! Furono battuti dai due giovanotti che nel 1978 ricevettero il Premio Nobel per la fisica (onorificenza che spesso è stata assegnata a casi di serendipità palese!). Wilson e Penzias avevano scoperto la parte visibile del bordo dell’Universo a novanta miliardi di trilioni di chilometri di distanza, stavano vedendo i primi fotoni, la luce più antica dell’Universo trasformata dal tempo e la distanza in microonde come previsto da Gamow.

 

Carrara Maurizio